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Era pressoché inevitabile che dinanzi alla statura del personaggio protagonista, prima o poi un film a impronta biografica sarebbe dovuto venir fuori. E “Chiamatemi Francesco” è di fatto il primo vero film che racconta la vita di Papa Bergoglio sia nelle vesti di gesuita argentino sia nelle vesti di Pontefice. Il film, che in maniera molto fedele è stato ambientato proprio in quella ‘fine del mondo’ evocata dal Papa in occasione del suo insediamento, racconta in maniera precisa e trasparente la figura di Jorge Bergoglio che tanto ha fatto discutere sia fuori che dentro la Chiesa.

Con “Chiamatemi Francesco” il regista Daniele Luchetti ha voluto puntare sull’essenzialità dei contenuti e sulla sobrietà delle forme, toccando di tanto in tanto una vena propriamente documentaristica. E in effetti ciò che questo film si propone di fare è proprio raccontare, anche sotto uno sguardo un po’ più intimistico, quello che di grande, di speciale e di vero c’è dietro la figura di Papa Francesco. Racconta la vita di un gesuita argentino che non sfida mai direttamente le gerarchie ecclesiastiche poichè ne accetta l’obbligo dell’obbedienza, ma che pur in sordina tenta per cambiare la Chiesa proiettandola verso le Scritture, dandole il volto di istituzione che aiuta per davvero i più deboli e gli indifesi e che “scaccia fuori dal Tempio i mercanti”.

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E se il Bergoglio di “ieri” dà vita a degli aspetti senz’altro interessanti, il cuore vero e proprio del film ha inizio non appena si toccano i punti salienti che quest’uomo ha affrontato durante la sua vita. A cominciare dalla convivenza con la dittatura militare che ha tenuto sotto scacco per un lungo periodo di tempo la sua Argentina, per poi continuare con le sue battaglie a difesa dei perseguitati rispetto a una Chiesa che, come solitamente accade, si ritrova spesso a braccetto con il regime. E dagli anni duri del totalitarismo si passa a quelli successivi nei quali le ingiustizie non mancano ma che in un certo senso tirano fuori la vera anima compassionevole di Bergoglio.

Il salto alla seconda metà del film, ovvero a quella in cui Bergoglio viaggia verso Roma in vista del Conclave, è forse un po’ brusco. Ma l’immprovvisazione del cambio di tema viene immediatamente ripagata da un racconto del Bergoglio come lo conosciamo noi italiani, ovvero come colui che quasi inaspettatamente viene eletto Vescovo di Roma e Pontefice della Santa Chiesa con tanto di esultanza da parte del popolo argentino.
In questa fase si passa quindi dal Bergoglio a Papa Francesco, e prende forma una realtà e viene fatto spazio a una serie di simboli, parole ed emozioni che bene o male abbiamo l’opportunità di conoscere già. Eppure pur avendo già assistito a “certe cose”, la componente emozionale data dall’elezione di Bergoglio al soglio pontificio sembra riuscire a catturare sempre qualcosa di nuovo, di speciale, di commovente.

“Chiamatemi Francesco” è perciò un’opera onesta che ha voluto ripercorrere la vita di Papa Francesco tanto nei suoi tratti salienti e se vogliamo anche più noti, quanto aprire uno spiraglio di conoscenza e curiosità verso quel Jorge Bergoglio che ha avuto il privilegio di conoscere solo una piccola parte di mondo (l’Argentina, appunto). Un film che sa essere film ma al tempo stesso documentario. Un’opera che emoziona sotto diversi punti di vista ma che riesce a non scadere mai nella bieca retorica.

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