religioniTra le tante incertezze della vita, una cosa appare più certa che mai: che raccontare la pluralità delle religioni è senza ombra di dubbio una grande sfida, una sfida prima di tutto culturale, perché chiama inevitabilmente in causa tutta una serie di elementi che hanno a che fare con la nostra storia e con il sentire personale di ciascuno di noi. Gli storici, i sociologi, gli antropologi e i religiosi tentano di spiegare come le religioni sono nate e si sono sviluppate, ma alla fin fine, per quanta competenza ci si possa mettere, rimane il fatto che il fenomeno viene descritto con qualche punta di parzialità o con una qualche incompletezza.

In Italia c’è un elevato tasso di analfabetismo, tanto è vero che i numeri ci dicono che un italiano su quattro ritiene addirittura che la Bibbia sia stata scritta da Mosè. E più ci si avvicina a religioni per così dire minoritarie, più l’ignoranza aumenta: una incredibile quantità di persone sa poco e nulla del protestantesimo, dell’Islam o del Buddismo, e ciò accade perché la gran parte di noi prende per buono quanto gli è stato detto da genitori e nonni, senza sforzarsi minimamente di guardare ad altre religioni o di guardare al cristianesimo stesso con un po’ più di senso critico.

Cultura e spirito critico, dopotutto, sono due cose che devono correre insieme se si vuol avere una vera padronanza della situazione, anche perché capita magari che la cultura non manchi, ma che ci sia un’assenza quasi imbarazzante di spirito critico: quanti intellettuali, in fondo, si sforzano di essere definiti tali ma non sono poi in grado di mettere in dubbio tutta una serie di cose? Quanti intellettuali conosciamo che dietro questa sigla nascondono in realtà una personalità acritica e pregiudizialmente schierata? Tanti, forse pure troppi.

Per fare in modo che il sapere e il senso critico si espandano sempre più, è necessario prima di ogni altra cosa debellare i dogmi, perché è da lì che nascono assolutismi politici e ideologici. Per esempio, alcuni “dogmi” politici ci inducono a credere che gli immigrati che arrivano in Italia siano tutti musulmani e per giunta anche piuttosto estremisti, mentre invece parecchie popolazioni che giungono nel Belpaese sono proprio cristiane, e anzi, hanno fatto della religione cristiana un valore davvero importante per le loro vite, molto di più di quanto non lo facciano normalmente gli italiani, tanto per intenderci.

Ecco quindi che liberarsi di tutta una serie di “verità indissolubili” e di pregiudizi serve a guardare a questo genere di cose con una mente più aperta e razionale, più disposta al dialogo, al confronto, alla mediazione se necessario. Perché bisogna capire che tutte le religioni ambiscono a definirsi “verità assoluta”, ma che alla fine dei fatti, per ovvie ragioni, di verità ce n’è una soltanto.

Rabindranath Tagore, poeta, filosofo, scrittore e drammaturgo bengalese, disse a questo proposito: “Quando una religione ha la pretesa di imporre la sua dottrina all’umanità intera, si degrada a tirannia e diventa una forma d’imperialismo”. Hermann Hesse, tentando appunto la via della conciliazione, disse invece: “Tutte le religioni sono belle, ed è indifferente avvicinarsi all’eucarestia cristiana o andare in pellegrinaggio alla Mecca”.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*
*
Website