immigrazioneA Rimini, lungo la via Emilia, c’è una forte concentrazione di religioni e confessioni diverse che come è ovvio che sia, sono il risultato delle ondate migratorie che da qualche anno a questa parte hanno interessato molto l’Italia e il resto d’Europa. Tuttavia l’arrivo di decine di migliaia di immigrati nel territorio italiano non può essere etichettato come un’invasione, perché i numeri, quelli veri, ci raccontano una realtà diametralmente opposta rispetto a quella che ci vogliono far credere.

Dalla ricerca “Monoteismi in Emilia Romagna”, condotta dal Gruppo di ricerca e informazione socio-religiosa (Gris), dall’Osservatorio sul pluralismo religioso e dal Dipartimento di storia e culture dell’Università di Bologna, emerge uno spaccato molto preciso per quel che riguarda la situazione in Emilia Romagna, e anche se questi dati riguardano appunto una sola regione, di fatto anche nel resto d’Italia le proporzioni non sono poi così diverse.

“I dati – spiega Pino Lucà Trombetta dell’Osservatorio sul pluralismo – ci dicono che in realtà sia a livello regionale che a livello nazionale, non siamo affatto in un clima di invasione islamica”. Dopotutto basta guardare al fatto che il 53% degli immigrati in Emilia Romagna è di appartenenza cristiana, mentre solo il 33% è di fede musulmana. Inoltre, tra i cristiani, il 30% di loro è ortodosso, il 17,8% cattolico e il 5% evangelico. “In questi anni – ha aggiunto Trombetta – c’è stato un processo di contaminazione fra immigrati e persone del posto che, tra le altre cose, ha anche portato a una sorta di “nuove identità sintetiche”, ovvero a delle religioni diverse rispetto a quelle predominanti nel paese d’origine”. Ma entriamo un po’ più nel dettaglio dei dati.

Per quanto riguarda il cristianesimo, è interessante notare la forte presenza del braccio protestante: in Emilia Romagna sono 172 le chiese protestanti, il 39% delle quali sono composte da migranti. A popolare le chiese evangeliche sono soprattutto i filippini, i ghanesi e i nigeriani, ma anche ucraini, moldavi e rumeni. Negli altri rami del protestantesimo, quindi nelle chiese metodiste, battiste, valdesi, avventiste, pentecostali, e così via, convivono invece immigrati e autoctoni. Ma tra i migranti resta comunque viva una forte componente cattolica: le comunità cattoliche riconducibili ad immigrati sono 54 e variano per lo più in base alle etnie.

Un dato simile lo si ha con le chiese ortodosse. I fedeli ortodossi in Emilia Romagna sono 160mila, anche qui suddivisi in base alle etnie. “Pure in questo caso abbiamo a che fare con realtà fortemente eterogenee, che riflettono in parte il fenomeno delle politiche migratorie”.

E poi c’è l’Islam. Da questo punto di vista si contano 168 comunità sparse per tutta la regione, e dietro il termine “comunità” si nascondono fondamentalmente associazioni di tipo culturale visto che all’Islam manca il riconoscimento istituzionale di religione. Ma cosa fanno esattamente questi centri culturali? Nell’80% dei casi si porta avanti l’attività spirituale, quindi si fa esattamente ciò che si farebbe in una normale moschea. Interessanti sono però anche le altre percentuali: il 56% di questi centri si occupa di assistenza ai migranti dal punto di vista linguistico, legale, economico, e così via; il 73% organizza attività culturali aperte alla cittadinanza, mentre 18 centri sono specializzati nelle attività sportive. Da notare infine le 7 associazioni composte da sole donne, che indicano come la voce femminile nel mondo musulmano stia cominciando a farsi sentire.

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