FESTIVAL | TERNI | CINEMA e RELIGIONE | blucinema | contatti | crediti |  
home | festival | che cos'è il festival | news | edizione 2007 | focus | edizioni passate |

SIKH: LA RELIGIONE DEI DIVINI MAESTRI

di Michela Carobelli

Il termine sikh è stato coniato in epoca coloniale dagli inglesi per indicare una particolare forma religiosa nata da quel grande serbatoio spirituale che è l’Induismo. Ripercorrendo la storia attraverso gli scritti, si coglie infatti – dietro la straordinaria varietà di dottrine orientali più note – una certa “aria familiare” del sikhismo che nasce dalla certezza condivisa che il divino si manifesti in forme differenti (dai fiori agli uomini carismatici o guru). Di conseguenza l’aspetto spirituale non si contrappone dualisticamente a quello materiale, dal momento che la stessa materia è sempre permeata e percorsa dal respiro dello spirito. Al fianco di religioni “peculiari” come il Buddhismo e il Jainismo ecco apparire nel tempo derivazioni più recenti come il Sikhismo dei “discepoli” capeggiato dal Maestro Guru Nanak, il fondatore di quest’ultima via di salvezza spirituale. Dopo Guru Nanak si susseguirono nei secoli altri nove maestri che guidarono la comunità sikh fino al 1700. I sikh credono che in Nanak e negli altri nove guru si sia incarnato lo spirito divino, quello che, cessata la serie di maestri in carne ed ossa, è oggi presente nel “libro sacro” di questa religione. Il sikhismo fu fondato intorno al 1500 dC e nasce come una delle tante “vie” tracciate da una serie di grandi poeti religiosi che vissero in India a cavallo tra il Medioevo e l’Era Moderna. Il fondatore si preoccupò di organizzare su solide basi la comunità dei suoi seguaci, lasciando loro una guida sicura attraverso l’istituzione del Guru. La patria del sikhismo è una regione dell’India nord-occidentale, il Punjab; tuttavia i sikh vivono in gran numero anche fuori dell’India, in tutta l’area europea e specialmente nel Regno Unito. Anche in Italia la comunità sikh è numerosissima ed è sicuramente quella meglio integrata nel paese: i sikh lavorano sodo, sono onesti,  hanno una buona cultura e in genere arrivano ad occupare ruoli pubblici importanti e a contribuire alla ricerca in diversi ambiti del sapere.
La fonte principale per lo studio della religione sikh è il suo “libro sacro” chiamato “Adi Granth”. Si tratta di una imponente raccolta di canti religiosi che conta 1430 pp. e comprende 5894 composizioni poetiche distribuite nel testo sulla  base delle melodie sulle quali gli inni devono essere cantati. Il carattere ufficiale al testo sacro venne conferito con l’installazione solenne nel tempio principale “Harimandir”di Hamritsar – meglio conosciuto come Golden Temple - nel 1604. Il testo è redatto in una lingua detta “sant-bhasa”, difficilmente definibilee scritta secondo un alfabeto proprio. Questa scrittura è ancora oggi in uso nel Punjab ed è un elemento che ha contribuito e tutt’ora contribuisce non poco alla consapevolezza dell’identità sikh. Il fondatore non stabilì per la sua comunità un codice preciso di comportamento, ma si limitò ad indicarne alcune norme fondamentali tra cui spicca il rifiuto delle barriere sociali e delle divisioni castali. Con questo spirito vennero organizzate presso i luoghi sacri delle cucine pubbliche, i “langar”, nelle quali si assumeva cibo insieme e si distribuiva a chiunque si presentasse.  Il decimo guru, Govind Singh, fondò nel 1699 il Khalsa, la cosiddetta “comunità dei puri”, costituita da veri e propri guerrieri pronti a dare la vita per la propria fede, per il proprio guru e per la propria famiglia contro gli attacchi dei musulmani. Il Khalsa costituisce il nerbo della comunità e ne incarna l’ala militante. Ogni sikh che entri nel Khalsa assume il nome di “singh”, che vuol dire “leone”, e attraverso un rito di iniziazione, contrae l’obbligo di assumerne su di sé i cinque segni distintivi: barba e capelli lunghi, un piccolo pettine per fermare i capelli, il turbante, una spada che oggi può anche essere rappresentata semplicemente da una piccola riproduzione, un piccolo braccialetto di ferro simbolo di austerità, e i caratteristici pantaloni di chiara origine indù.   

  Download Stampa
home
BluCinema::

Cielo e Terra 2009
Le voci interiori
Heidin (Small Mountain)
La Forteresse
The Korean Wedding Chest
California Dreamin'
Versailess
I Demoni di San Pietroburgo
Quando capita di perdersi
Munyrangabo
7915km
Barakat!
Contagio positivo
Requiem
Expired
Il Girotondo (Korowod)
Walzer con Bashir
Teza
La classe
In memoria di me
Persepolis
Tulpan

 
© FilmFestivalPopoliEReligioni | FESTIVAL | TERNI | CINEMA e RELIGIONE | blucinema | contatti | crediti