IL DESERTO E LA CINA
Cityplex Politeama - domenica 16 novembre 2008
con Alessandro Vallerani e Gianfranco Chiacchieroni
condotto da Stefania Parisi, Arnaldo Casali e Alessandro Minestrini
Gran finale per il Terni filmfestival popoli e religioni con una giornata dedicata alla Cina, che si è aperta alle 15 con il film "Getting Home" di Zhang Yang, ed è proseguita alle 17 con l'incontro con AlessandroVallerani, figlio di Venanzio e il sindaco di Marsciano Gianfranco Chiacchieroni, alle 17.30 con lo spettacolo itinerante dedicato al Drago cinese, e alle 21.30 con il capolavoro Le bibiclette di Pechino
VENANZIO VALLERANI, IL MARSCIANESE CHE DOMINA IL DESERTO DELLA CINA
“Era tornato il giorno avanti dal Kenia e il giorno seguente sarebbe ripartito”.
In un solo periodo non si esautora l’incipit di un romanzo, bensì, si condensa la vita di un uomo. Un uomo straordinario la cui vita è un viaggio e il cui viaggio somiglia ad una missione.
Sono in pochi a conoscerlo perché, come spesso accade, il calderone mediatico finisce per fagocitare tutto a discapito dell’informazione stessa, eppure l’inventore di macchine speciali per la lotta alla desertificazione è un umbro. Uno dei cittadini più illustri del comune di Marsciano.
Venanzio Vallerani, 84 anni, agronomo tropicalista. E’ lui l’inventore di quelle macchine strepitose (Delfino, Treno e Lombrico, trainati da trattori) che, ad oggi, stanno rendendo possibile il rimboscamento delle aree desertiche della Terra.
Il “Sistema Vallerani”, dal nome del suo ideatore e realizzatore, è infatti un sistema che consente di fare 2 ettari di rimboschimento all’ora a un costo veramente irrisorio (20/50 euro all’ettaro).
“Più precisamente – spiega l’inventore - si tratta di una tecnica meccanizzata o multifunzionale di trattamento, o di micro-sistemazione superficiale dei suoli che, introducendo nelle regioni aride o semi-aride del pianeta una forma di coltivazione intermedia tra colture seccagne ed irrigue, consente di superare sia l’insicurezza e la scarsa produttività delle colture seccagne che i costi eccessivi e le molte controindicazioni delle colture irrigue”.
In sintesi, le macchine brevettate da Vallerani nel 1988 consentono di creare delle semilune di zolle e di aree con buche (12/18 al minuto) ciascuna delle quali può contenere anche un metro cubo d’acqua. Nel periodo delle piogge, l’acqua invece di disperdersi e poi evaporare, viene trattenuta in questi contenitori permettendo di rinverdire le aree aride. Vista la grande semplicità del sistema, la sua applicazione comporta notevoli vantaggi di ordine tecnico, socio-economico e ambientale.
Un trattore New Holland della serie TM175 con due aratri speciali progettati da Venanzio Vallerani e prodotti dalla Nardi, combattono il processo di desertificazione con un progetto pilota che prevede l’applicazione delle tecnologie del sistema Vallerani nella contea di Balinzuo nella regione autonoma dell’Inner Mongolia in Cina.
Azienda globale attiva nella costruzione e commercializzazione di macchine per l’agricoltura, New Holland è un brand di CNH e società controllata del Gruppo Fiat.
Il progetto pilota finanziato con un accordo bilaterale tra il Ministero italiano dell’Ambiente e il Territorio e la State Forestry Administration of the People's Republic of China si è rivelato un successo. Il progetto prevedeva, a partire dall’aprile 2006, di sottrarre al deserto circa 1.000 ettari di terra in cinque anni. Dopo solo tre anni, i numeri sono più che raddoppiati e sono stati restituiti alla coltivazione ben 2.500 ettari. Naturale, quindi, che il progetto sia stato finanziato nuovamente per il 2008 e che dai cinesi sia partita la richiesta di avviare altri progetti simili su grandi superfici con il sistema Vallerani, e sempre a fianco di New Holland.
La partnership tra New Holland e Vallerani si è consolidata anni fa nell’ambito del “Progetto Acacia”, finanziato dalla Fao in collaborazione con il governo italiano, attraverso cui trattori New Holland della Serie TM155 insieme ad un pacchetto di ricambi e assistenza e il sistema Vallerani, sono stati impegnati nella zona subsahariana per arginare l’avanzata del deserto.
Il progetto ha permesso alle popolazioni rurali del Burkina Faso, del Ciad, del Kenya, del Niger, del Senegal e del Sudan di strappare oltre 13 mila ettari al deserto, rendendoli fertili, e di impiantare coltivazioni di Acacia, con la quale si produce gomma commestibile oggi assai richiesta dal mercato, contribuendo a dare un valido reddito alle popolazioni locali.
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