E' stata segnata dal ritorno al festival di
Jerzy Stuhr, dalla vittoria di Horatiu Malaele, ma anche dalla partecipazione della comunità arbresche la giornata di sabato 14 nvoembre del festival “Popoli e religioni”.
Ad aprire la serata, alle 21, la lettura della lettera di Yaguine e Fodè da parte di Fabio Bussotti, attore, scrittore e membro della giuria.
Jerzy Stuhr
Jerzy Stuhr è tornato alla kermesse a tre anni dalla presentazione di "Pogoda na jutro" presentando anche questa volta in anteprima nazionale il suo nuovo film da regista“Il Girotondo”,annunciato da Sthur proprio a “Popoli e religioni”, durante la seconda edizione del festival.
La trama ruota attorno al giovane Bartek Wilkosz, “che desideroso di raggiungere con successo e merito la fine dei suoi studi si ritrova invischiato in un incredibile inseguimento”.
Alle 21 prima della proiezione de “Il Girotondo” si è svolta la premiazione dei vincitori dell’edizione 2009 del festival “Popoli e religioni”. La giuria, composta dall’attore e scrittore Fabio Bussotti, il regista Paolo Bianchini e il direttore del festival “Sacrofilm” di Zamosc Andrzej Bubela ha decretato la vittoria di Nuta Muta di Horatiu Malaele nella categoria film e di Il colore delle parole in quella dei documentari.
“Per la seconda volta – ha detto Sthur – salgo su questo palco con emozione. Questo festival rappresenta una grande opportunità di scambio tra culture diverse e lontane”.
La giornata
La mattina di sabato ha visto invece la proiezione, per le scuole, di
Tulpan, la storia di un giovane di nome Asa che vuole iniziare una nuova vita, tornato a casa dopo il servizio militare, nella steppa Kazaka. Cerca l’amore ma Asa potrà solamente accontentarsi di sognare una vita che non avrà mai”.
Una giornata fortemente segnata dalla Polonia ha visto anche la celebrazione dei 40 anni di carriera del padrino del festival, Krzysztof Zanussi con la proiezione mattutina del film “Illuminazione”, Pardo d’oro, premio Fipresci della giuria ecumenica nel 1973 al festival di Locarno. Sempre alle 10, alla casa circondariale di Sabbione, è stata invece proiettato, alla presenza del vescovo Paglia,“Tutta colpa di Giuda” di Davide Ferrario.
Nel pomeriggio alle 15.30 per il focus “Africa” “Barakat” commentato dal laboratorio Athena. Alle 16 al cenacolo san Marco Minus f.p.s., ciò che non è ancora cinema”, a cura di Riccardo Mancini.: un incontro-proiezione sui giovani che vogliono fare cinema, sulle difficoltà e speranze dei ragazzi.
Alle 18 “Il cineamatore” di Krzysztof Kieslowski introdotto da Jerzy Stuhr, film che ha regalato la notorietà internazionale all'autore di Decalogo e in cui recita anche Zanussi nel ruolo di sé stesso.
A chiudere la serata, alle 23.30 il primo film di Zanussi, “La struttura di cristallo”, del 1969.
I vincitori
La giuria, composta dall’attore e scrittore Fabio Bussotti, il regista Paolo Bianchini e il direttore del festival “Sacrofilm” di Zamosc Andrzej Bubela, ha conferito il primo premio per il miglior documentario a “Il colore delle parole”, per la regia di Marco Simon Puccioni. Per il miglior film in concorso, l’angelo di Ferdinando Dominzoni è andato a “Silent Wedding”, del regista romeno Horatiu Malaele, accolto calorosamente, anche in questa occasione, dalla comunità romena di Terni, presente durante la premiazione. Un premio speciale è stato assegnato alla regista Sonja Wyss, che ha presentato in anteprima a Popoli e religioni il suo lavoro “Winterstilte”.
A consegnare i premi, la presidente della circoscrizione Nord Francesca Malafoglia e il presidente della circoscrizione Est Stefano Bolletta. “Un festival di grande spessore e qualità – hanno detto i presidenti – che permette, attraverso la visione di questi lavori, di comprendere popoli e religioni diverse. Film e documentari, come modo migliore per trasmettere valori ed emozioni, grazie all’incontro di persone come noi capitate in posti diversi”.
Gli arbresche
Ad esibirsi, in apertura di serata, un gruppo di musicisti abresche provenienti dalla comunità di Montecilfone, che ha interpretato musica, lingua, usi e costumi degli arbereshe. Ovvero quelle popolazioni italo-albanesi che circa seicento anni fa si insediarono in diverse regioni dell’Italia meridionale e che tutt’oggi sono presenti in cinquantaquattro comunità in tutto il Paese.
Le immagini di Pietro Ciavattini