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INTERVISTA A CARLO FUSCAGNI

di Arnaldo Casali

 
Da presidente dell’Apt regionale, Carlo Fuscagni è stato fondatore e primo direttore di Umbria Film Commission. Oggi, come presidente di Cinecittà Holding, è il principale azionista degli studios di Papigno. Nessun nome come il suo, quindi, è legato allo sviluppo della cinematografia umbra. E non a caso: in Umbria, infatti, Carlo Fuscagni - che in oltre quarant’anni di carriera ha fatto la storia del cinema e della televisione italiana producendo programmi come Rischiatutto, Pavarotti & Friends e Telethon e film di Liliana Cavani, Ermanno Olmi, Federico Fellini e Nanni Moretti - c’è nato e cresciuto. Le sue radici, infatti, sono a Città di Castello, proprio come quelle di Monica Bellucci, alla quale - cinque anni fa, durante un incontro a Los Angeles, regalò un libro su  san Francesco “perché anche nei momenti di successo non dimentichi lo spirito della nostra terra”. Nessuno, meglio di lui, poteva quindi aprire un festival come Cielo e terra, saldamente ancorato alle radici spirituali di questo territorio, e allo stesso tempo proiettato nello sviluppo cinematografico della regione.

La Chiesa è sempre attenta ai media, e i media sembrano interessarsi sempre di più alla sfera religiosa perché?

“Perché viviamo in un tempo di evidente contraddizione: da un lato la ricerca esasperata di un maggior benessere materiale, spinta proprio dalla pubblicità e dai mezzi di comunicazione, dall’altro un intimo bisogno di qualcosa di diverso, che risponda alle esigenze più profonde dell’animo. Il cinema, nella sua storia centenaria, ha raccontato spesso vicende di uomini alla ricerca di Dio. La televisione oggi sembra diventata soprattutto un mezzo di divertimento (in contraddizione con la sua natura di “scuola collettiva”) ma quando arrivano sui teleschermi sceneggiati e film che raccontano  biografie di santi o affrontano temi spirituali la risposta dei telespettatori è sempre larga e positiva. Un festival che fa vedere e discutere film che parlano di Dio e del bisogno di spiritualità del nostro tempo troverà sicuramente un grande successo, soprattutto in Umbria, che tra le regioni italiane e quella che ha nella sua storia le testimonianze più alte di vita cristiana. Da questo punto di vista, il festival “Cielo e terra” ha anche il pregio di spaziare su un largo orizzonte di film che da un lato portano le firme di grandi maestri, e dall’altro, la voce di giovani registi di paesi diversi”.

Da umbro come vede lo sviluppo della cinematografia e della fiction nella sua regione? Uno sviluppo al quale lei stesso ha contribuito fondando Umbria Film Commission.

“In Umbria assistiamo ad una quantità crescente di iniziative culturali, accanto ai più noti appuntamenti prestigiosi come “Umbria jazz” o il festival di Spoleto. Ed è importante che siano animate soprattutto dai giovani. Umbria film commission è uno strumento importante, che è cresciuto di professionalità negli ultimi anni e che potrà dare un concreto contributo allo sviluppo del polo cinematografico che si sta formando ad alto livello nell’area di Terni”.

Come presidente di Cinecittà Holding lei è anche particolarmente legato a Papigno...

“Gli studi cinematografici di Papigno, strettamente collegati con quelli di Cinecittà studios a Roma, rappresentano da questo punto di vista la grande novità. Possono diventare  un polo culturale importante, motore di iniziative anche diverse dalla semplice produzione cinematografica,  collegate alla vita culturale della Capitale da un lato, e alle mille iniziative che si sviluppano nella regione Umbria dall’altro. Papigno è partito alla grande con La vita è bella  e si è poi rafforzato con PinocchioLa tigre e la neve. Ma non ci sarà soltanto Roberto Benigni nel suo futuro. Si punta a sviluppare  la produzione di cinema e televisione e da questo punto di vista sono possibili altre sinergie con l’ambiente culturale della città, con il Centro MultiMediale e con Umbria Film Commission, che ha sede – non a caso – proprio a Terni”.

Su quali risorse l’Umbria deve ancora puntare, a suo avviso?

“L’Umbria non è una regione, è una città. E’ la più grande e importante città vicina a Roma. Abbiamo la più alta densità di popolazione di tutta Italia, abbiamo tutto quello di cui ha bisogno una grande città: cultura, arte, la qualità della gente. L’Umbria potrebbe diventare come Oxford o Cambridge, un grande centro di formazione e cultura, e non guardiamoci indietro: quello che non è stato ancora fatto, si può fare adesso. Tra le ricchezze dell’Umbria c’è un’antica saggezza popolare, di cui possiamo ancora usufruire e che vale  la pena di richiamare in quest’epoca di tecnologia. Mio padre mi ha insegnato un proverbio: chi non cambia, non fa cambiare”.

In questi giorni si parla molto della difficile situazione del cinema e dello spettacolo.  Quale è il futuro per il cinema?

“In Italia c’è un crescente bisogno di cultura e una richiesta, soprattutto alle istituzioni, di un maggiore impegno per la crescita culturale. Ma l’impegno delle istituzioni non basterà mai, da solo, a soddisfare il bisogno di cultura, specie nei giovani, se non c’è una partecipazione più  ampia che chiama in causa le imprese, le associazioni, le fondazioni, le iniziative dei singoli, dei movimenti. Questo paese, oltre che la bellezza, ha nella storia della sua cultura la forza, e questo con in prima linea proprio il contributo del mondo cristiano”. 

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