INTERVISTA A STEFANO CHIANTINI
Autore di "Forse sì, forse no"

Nato ad Avezzano nel 1974, Stefano Chiantini
è si è trasferito a Roma per studiare Lettere; qui ha seguito un corso
di montaggio e regia della Regione che gli ha permesso poi di
lavorare come aiuto regista, in opere come Incantesimo napoletano e
Passaggio al sud e di girare tre cortometraggi in pellicola che hanno
rappresentato la premessa per il suo primo lungometraggio, prodotto dal
ternano Gianni Frezza. “In effetti anche Forse sì, forse no nasce come
corto - spiega Chiantini - poi un produttore lo ha visto e ha deciso di
farne un film. Così ho riscritto la sceneggiatura e smontato e
rimontato il corto aggiungendo nuove scene”.
Da cosa nasce l’idea di Forse sì forse no?
“E’ una storia molto auotobiografica: quella di tre giovani che vivono
insieme, ingannando il tempo con giochi futili nell’attesa che
qualcosa succeda”.
Cosa aspettano?
“C’è chi aspetta di laurearsi, chi aspetta di trovare lavoro, un
altro di coronare il sogno di diventare attore. Un’attesa vissuta,
però, nella totale inerzia. La cosa singolare, tra l’altro, è che
la storia di uno dei personaggi si è avverata: Nicola Siri, che nel
film diventa una star di telenovele, ora lavora davvero in Brasile”.
Pensi che quest’inerzia appartenga a questa generazione o sia dovuta alla mancanza di opportunità di lavoro per i giovani?
“Entrambe le cose. E’ vero che si cerca di ritardare il passaggio
all’età adulta. Ma è vero anche che viviamo in una società che non
offre opportunità. A cosa serve l’università, ad esempio, a parte la
cultura personale? Per anni studi, spendi tempo e soldi, e poi ti
ritrovi con in mano niente”.
Come regista quali sono i tuoi modelli?
“Il mio film è stato paragonato a Ecce bombo, e in effetti mi piace
molto il cinema di Nanni Moretti, così come Bergman e Woody Allen. In
generale, però, devo dire che risento molto più di modelli teatrali. Il
mio è un cinema che fa riferimento alla letteratura, molto parlato; mi
ispiro ad autori come Beckett. E le mie inquadrature sono molto
statiche, non mi piace il montaggio veloce che va di moda oggi”.
Arnaldo Casali
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