Davanti al suo obiettivo sono passati Marlon Brando e Bogart, De Sica e Sophia Loren, Gina Lollobrigida e Federico Fellini, Paul Newman e Marcello Mastroianni, Totò e Aldo Fabrizi. E’ stato il fotografo della “Dolce vita” quando Roma era la Hollywood sul Tevere e nei cinema italiani si staccavano 800 milioni di biglietti ogni anno.
Ma è anche un pittore che ha avuto lo stesso maestro di Guttuso e ha realizzato opere destinate ad essere esposte sulla Grande Muraglia, un cronista che ha raccontato la seconda guerra mondiale e il Concilio Vaticano II.
Insomma Carlo Riccardi è più che un fotoreporter, e più che un artista. E’ un uomo che da quando ha preso la prima macchina fotografica in mano non ha mai smesso di immortalare il mondo.
E non lo ha fatto nemmeno ieri, quando all’ex Siri ha presentato la sua mostra “Vita da set”, che ha aperto ufficialmente la quarta edizione del festival “Cinema è/& lavoro” . Mentre le autorità - con in testa il sottosegretario del ministero per i beni culturali Elena Montecchi - tessevano l’elogio della sua opera, lui non smetteva di fotografare: gli astanti, le sale, le sue stesse opere, le persone che si trovava di fronte.
Un vero fiume in piena, traboccante di storia ed arte, che distribuiva con generosità a tutti: foto ai giornali (anche d’epoca) dipinti, libri, e, ovviamente, ricordi. Ricordi che cominciano ottantuno anni fa e attraversano la storia, il costume, e l’arte italiana: dalle riprese della “Ciociara” alle trattorie di Aldo Fabrizi. Ricordi che lo legano in modo particolare all’Umbria.
“Sono stato per trent’anni il fotografo di Rocca - racconta - la rivista della Pro Civitate Christiana di Assisi. Mi chiamò quel sant’uomo di don Giovanni Rossi, amico di Paolo VI e di Pasolini”.
La mostra resterà aperta all’ex Siri fino al 15 maggio.
“Sono foto - commenta Steve Della Casa, direttore artistico di Cinema è/& lavoro - che raccontano un’epoca in cui il cinema, in Italia, era tutto. Era il condensato della vita quotidiana”.
(dal Giornale dell'Umbria del 18 aprile 2007)