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INTERVISTA A MARIO MONICELLI

di Francesco Patrizi e Francesco Borzini

“L’Italia occupata da un gruppo di dilettanti”

“La Grande Guerra”, “I Soliti Ignoti”, “Amici miei”, “Brancaleone”, “Il marchese del Grillo” sono solo alcuni dei successi più noti di Mario Monicelli, uno degli artefici della commedia all’italiana, ancora oggi attivissimo ultraottantenne impegnato sia nel campo cinematografico sia nei girotondi in piazza. lo abbiamo incontrato in occasione di una proiezione speciale del film “I Compagni”, del 1963, organizzato dalla Festa del Lavoro.

Questa sera vedremo “I Compagni” del 1963, dove si narrano le vicende del primo sciopero in una fabbrica a Torino alla fine dell’Ottocento. La stampa dell’epoca accolse il film criticamente perché, diceva, aizzava uno scontro di classe proprio quando si cercava, con il centro sinistra, una pacificazione delle parti

"Può darsi che mi abbiano criticato, ma mi interessava ricercare le radici del movimento operaio. La critica mi aveva fatto scoprire che avevo fatto sempre lo stesso film, dove un gruppo di persone si mette insieme e cerca di migliorare la propria condizione di vita. Ne “I Compagni”, alcuni operai senza esperienza si mettono insieme per migliorare la loro condizione operaia in quel momento. Sono inesperti e vengono organizzati da uno che viene da fuori, un intellettuale che li guida nello sciopero pur sapendo che la cosa è destinata a fallire"
 
L’importante è battersi, non vincere, dice il “professore”, interpretato da Mastroianni

"Esatto, sapeva che l’esperienza avrebbe dato il via a qualche cosa che sarebbe poi cresciuto. Siamo andati a ripescare le carte dei tribunali, a vedere le cause di lavoro dell’epoca. La cosa è storica, non ce la siamo inventata. Gli operai dovevano prendere coscienza, capire come ci si organizza, come ci si rapporta al padrone, il quale ha anche studiato, è preparato. Ecco allora gli operai che vanno alla scuola serale, che vengono istruiti da un maestro elementare. Non è una cosa che ci siamo inventati, fa parte della storia della classe operaia".

Come vede il nuovo cinema italiano?

"In Italia sta riprendendo un po’ di vita. Ci sono state due generazioni che non hanno trattato i temi che riguardavano i loro coetanei, la loro epoca, ma hanno imitato gli Antonioni senza esserlo. La generazione nuova si è ribellata a questa sudditanza. Sono molto speranzoso. Certo, il cinema italiano non potrà essere come negli anni del dopoguerra, non ci sono più le condizioni; allora c’era la miseria, l’analfabetismo. Una famiglia, per occupare la domenica, andava al cinematografo perché spendeva poco. Il cinema andava fortissimo, si vendevano ottocento milioni di biglietti, adesso se ne vendono settantamila appena".
 
Negli anni sessanta c’era un governo di centro destra, ma il cinema era a sinistra. Fofi ha detto che oggi il cinema italiano, nei contenuti, sta a destra.
 
"Fofi è sempre duro, ma in parte ha ragione. Oggi chi fa cinema non si impegna. Muccino e gli altri sono bravi a fare il loro mestiere, però non raccontano niente, non vanno al fondo delle cose, raccontano delle storie “un po’ sopra”. Cercano di sfuggire a certe verità, a certe asperità che invece vanno rappresentate".

Quali sono i suoi progetti attuali?

"Ho scritto, insieme ai soliti amici con i quali scrivo da 50 anni, un film dal titolo “L’Uomo Nero”, dove, sempre cercando di usare un tono leggero e umoristico, ho cerato di indagare i rapporti che abbiamo con questi uomini che vengono dall’Africa Nera. Non abbiamo rapporti. Vengono qui, lavorano, riempiono le fabbriche, ma non sappiamo dove vivono, finito il lavoro nessuno sa più niente di loro. Forse è colpa nostra, per paura, per disprezzo forse perché li consideriamo di qualità inferiore. Loro si sentono trattati come uomini di serie B, vivono fra loro, quello che guadagnano lo mandano alla famiglia, laggiù, dove la vita media è di quarant’anni.

Come vede l’Italia di oggi?

"La vedo nel marasma. Vedo un’Italia che è stata occupata da un gruppo di dilettanti della politica che dicono e fanno un sacco di fesserie, ci stanno mettendo nei guai. Sono come quei somari che quando scoprono una cosa te la vengono a gridare e invece tu la conoscevi da quando eri al ginnasio; degli ignoranti. E loro stessi passeranno dei guai già nelle prossime elezioni con il loro elettorato. Hanno strombazzato tanto, l’elettorato non perdona. È la Confindustria che è andata al potere, seguono la legge dell’economia, devono dire sempre “tutto va bene”. Non basta che comandino quelli che hanno in mano il denaro, se ne è accorto pure l’Avvocato, che oggi non chiamano più così, lo chiamano il Signor Agnelli. Non esiste solo il negoziato, ma anche i rapporti civili".

Sembra che gli spazi per la satira verranno sempre più ridotti

"Ma non credere che se ne faranno accorgere. Sono furbi. Quelli che stanno sotto sono cretini, sbagliano le mosse, ma quelli in alto no".

Lasceranno sempre uno spazio in “democratica” concessione perché non si possa dire che censurano

"Esatto".

Diceva Montanelli mandarli al potere servirà a generare gli anticorpi per reagire

"Sono pienamente d’accordo".

A quale dei suoi attori farebbe interpretare il ruolo di Berlusconi?

"Ad Alberto Sordi".

(Estate 2001)

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