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MUSICA NUDA

Intervista a Petra Magoni e Ferruccio Spinetti



Sono solo una voce e un contrabbasso. Ma ad ascoltarli sembrano un’orchestra e forse anche qualcosa di più.  Perché grazie alle acrobazie vocali di Petra Magoni e ai suoni che Ferruccio Spinetti riesce a tirare fuori da un contrabbasso, quella musica “nuda” può vestire i generi più svariati, mantenendo uno stile inconfondibile passando con disinvoltura dal pop al jazz, dai madrigali alle canzoni degli anni ’60.

Lei, sposata con Stefano Bollani e con un passato musicale che va dal festival di Sanremo alla musica dance, è forse la più grande voce che c’è oggi in Italia, capace di stregare qualsiasi spettatore con un mix fatale di fascino, bravura, bellezza e umorismo.

Lui, contrabbassista degli Avion Travel, è un virtuoso dello strumento che sa improvvisarsi, al momento giusto, cabarettista dall’irresistibile talento comico. Insieme sono una bomba, scoppiata tre anni fa, con una serie di concerti e un album “Musica nuda”, che è costato 800 euro e ha venduto 25mila copie tra Italia e Francia, cui l’anno scorso si sono aggiunti un secondo capitolo che vede la partecipazione di artisti del calibro di Monica Demuru, Fausto Mesolella e lo stesso Stefano Bollani, e un disco di musica sacra - “Quam dilecta” - registrato nella chiesa dove Petra mosse i primi passi come cantante.

E’ toccato a loro chiudere trionfalmente la stagione 2007 di “Visioninmusica” con un concerto che  - affiancando buona musica, virtuosismi e divertimento -  sintetizza pienamente lo spirito che anima la rassegna diretta da Silvia Alunni.

Come nasce “Musica nuda”?

Petra: “Per caso. Un giorno ci siamo incontrati sul palco su invito di un amico comune:  abbiamo suonato “Roxanne” dei Police in duo e scoperto di avere una grande affinità. Qualche settimana dopo io dovevo suonare con un chitarrista che poi si è ammalato e siccome Ferruccio abitava non lontano dal luogo del concerto l’ho chiamato. Già in quell’occasione abbiamo messo insieme trenta pezzi e i primi ad essere stupiti ed emozionati da quello che veniva fuori all’incontro fra la mia voce e il suo contrabbasso eravamo noi stessi; così abbiamo deciso di cominciare a suonare insieme, anche se a quei tempi Ferruccio era ancora parte degli Avion Travel quindi la maggior parte del suo tempo lo spendeva per i concerti  con loro. Poi il nostro progetto è diventato talmente importante che l’ho requisito e adesso non ha più tempo di suonare con gli Avion!”.

Quella con gli Avion Travel è dunque un’esperienza conclusa?

Ferruccio: “Dopo quindici anni di convivenza, ognuno di noi sentiva il bisogno di un progetto alternativo e di sperimentare nuove soluzioni. Ma nessuno, né Mario Tronco e Peppe D’Argezio con l’Orchestra di Piazza Vittorio, né Peppe Servillo con il trio Girotto e Mangalavite pensava che questi progetti paralleli prendessero così piede e andassero tanto bene. Così abbiamo dovuto fare delle scelte: nel disco degli Avion Travel appena uscito e dedicato a Paolo Conte io ho registrato la maggior parte delle tracce, però era assolutamente impossibile fermare il progetto con Petra. Pensi che nel 2007 solo in Francia abbiamo già fatto 20 concerti e ne abbiamo altri 25 già fissati. Per cui in tournée non ci sarò io, così come non ci saranno né Mario né D’Argezio. Al nostro posto ci saranno altri musicisti, ovviamente altrettanto validi”. 

Escludi di tornare in futuro a collaborare con gli Avion Travel?

Ferruccio: “Assolutamente no, ma io penso che se fra un anno o dieci si ritorna a collaborare, a suonare dovranno essere quei 6 componenti originali del gruppo perché è solo così che si crea la magia”.

Nei due album, usciti nel 2004 e 2006, spaziate dal pop anni ’80 alla musica anni ’60 fino ai madrigali.

Petra: “Questo rispecchia un po’ la nostra curiosità da ascoltatori prima ancora che da musicisti. Ci piace ascoltare un po’ di tutto e possiamo permetterci di suonare un po’ di tutto questo proprio grazie ad una formula che permette di ad amalgamare e rendere omogenei mettendoli l’uno accanto all’altro Monteverdi, i Beatles, Madonna o Gigliola Cinguetti; questo non sarebbe possibile per me come cantante se avessi un gruppo intero ad accompagnarmi”.

C’erano già, prima di voi, formazioni di questo genere?

Petra: “Sì ma solo in ambito jazz, quindi con un uso dello strumento ripetitivo e un repertorio che è quello degli standard americani, quindi molto ristretto. Insomma un progetto solo per appassionati. Invece “Musica nuda” può essere fruibile e godibile da tutti, anche dai bambini, e non necessariamente da esperti di musica”.

A proposito di bambini, a Terni, oltre che nel concerto serale, vi siete cimentati con un vero e proprio seminario per i ragazzi delle scuole.

Ferruccio: “Lo avevamo già fatto due anni fa, proprio a Terni. E’ un’esperienza sempre molto stimolante perché spesso i ragazzi ti fanno domande assolutamente spiazzanti, oppure scopri che amano canzoni che non ti aspetteresti mai. E poi pensiamo che se anche uno o due bambini dei trecento-quattrocento che hanno frequentato questo seminario da grandi suoneranno uno strumento sarebbe un traguardo importantissimo”.

Spesso in un concerto si assiste ad un vero e proprio rapporto d’amore tra il musicista e il suo strumento. Nel vostro caso c’è invece una vera e propria “seduzione” del contrabbasso da parte di Petra.

“Mi piace. Una cosa che ho capito suonando con Ferruccio è che questo fatto che siamo vicini mentre suoniamo crea un rapporto diverso da quello che si stabilisce quando canto, ad esempio, con un pianista, perché c’è una distanza che non mi piace. Invece è bella questa vicinanza con Ferruccio; ci gioco, gli dà fastidio, tocco il contrabbasso, e penso che questa è la forza di questo progetto, perché anche visivamente c’è una componente molto particolare”.
Anche se il vostro repertorio è soprattutto di musica leggera, di fatto con i vostri arrangiamenti i brani perdono i connotati di musica popolare e diventano musica colta.

Petra
: “C’è un approccio, anche per le difficoltà tecniche, che la rende musica “colta”, ci sono pezzi che mettono alla prova tutta la bravura di Ferruccio, la sua esperienza in conservatorio. Poi ci sono canzoni come “Guarda che luna” che siamo abituati ad ascoltare pensandola come una canzoncina allegra, e invece ha un testo molto drammatico. E spesso dopo il concerto alcune persone ci vengono a dire che prima di ascoltare le nostre esecuzioni non avevano mai capito di cosa parlassero veramente certe canzoni”.

Ferruccio:
“Comunque evitiamo lunghi assoli, tipici del jazz, e lungaggini che rischiano di annoiare. Le nostre canzoni durano due o tre minuti al massimo”.

Petra: “Anche i virtuosismi per noi rappresentano un elemento in più, che deve restare a servizio della canzone”.

 

Il vostro progetto è nato da appena tre anni ma ha già prodotto tre album di grande successo.

Ferruccio: “E’ stato Stefano Bollani a convincerci ad entrare in studio dopo appena due mesi che suonavamo insieme. Ci vide al secondo concerto ufficiale, in una chiesa, e ci ha detto che dovevamo incidere subito incontrando, all’inizio, anche la nostra resistenza. In un pomeriggio registrammo 57 tracce di cui poi ne abbiamo selezionate 15 che hanno dato vita a “Musica nuda”.

Dunque non è poi così difficile fare un disco…

Ferruccio: “Basta avere le idee chiare, e a noi la formazione ci aiuta, ma io penso anche che oggi si perda tanto tempo nella preproduzione e si perde di vista il centro di un album, che sono le canzoni e quello che uno vuole davvero cantare e suonare”.

Dopo due anni avete “vestito” la vostra musica nuda. Aveva preso troppo freddo?

Petra:Musica Nuda 2 è un doppio album: il primo disco è quello vero e proprio, mentre il secondo è una sorta di “regalo” che viene fatto a chi acquista l’album, e ci sono degli ospiti. L’abbiamo fatto per più motivi: il primo è perché effettivamente quando suoniamo in concerto se c’è un amico musicista in sala capita che salga sul palco con noi, quindi il disco è comunque la fotografia di quello che succede dal vivo; e poi spesso ci era stato chiesto di provare a fare qualcosa con un terzo musicista. Così l’abbiamo voluto fare, anche se adesso molti ci dicono: “il secondo è bellissimo, però il primo dove siete da soli è tutta un’altra cosa”. E questo nonostante siano presenti grandi artisti come Stefano Bollani, Fausto Mesolella, Monica Demuru e Nicola Stilo. Ma la formula del duo è senza dubbio quella più originale”.
I due dischi di “Musica nuda” sono eccezionali. Eppure chi vi ha visto dal vivo sostiene che non riescono a rendere giustizia all’atmosfera di un vostro concerto.

Ferruccio
: “Per chi fa il musicista come noi è lo stare sul palco la dimensione più naturale. Io e Petra intendiamo questo lavoro – come anche gli Avion Travel – soprattutto con lo stare sul palco e suonare. Poi è importante anche stare così vicini, avere lo scambio con il pubblico”.
Petra: “E poi dal vivo c’è una componente ironica che non si può rendere su disco. Anche per questo abbiamo fatto un dvd, che abbiamo registrato in Francia, e che recupera molto del repertorio “perduto” sul disco. Per esempio “Non ho l’età” l’avevamo anche registrata, ma ascoltandola e basta sembra solo una presa in giro dell’originale. Invece noi abbiamo molto rispetto per tutte le canzoni che suoniamo, ma per cogliere questa ironia bisogna anche vedere, non basta ascoltare”.
 

A proposito di ironia, nel nuovo album c’è anche una canzone che avevate scritto insieme e in cui Ferruccio di cimenta anche in veste di cantante. Una canzone che durante i concerti diventa un vero e proprio sketch…

 
Ferruccio: “Capita che chi scrive canzoni si ispiri al proprio vissuto. Magari vai a Senigallia e scrivi la Rotonda sul mare. Io ho trovato un diario segreto che ha stravolto una mia relazione, nel senso che poi l’ho troncata. Eravamo sul palco a Mantova e per gioco ho fatto il riff e ho cominciato a canticchiare questa canzone. Una canzone tragico-comica, che dal vivo diventa vero e proprio teatro. Tra l’altro mi dicono che nel modo di parlare assomiglio un po’ a Massimo Troisi, anche perché sono di Caserta”.

 

Quale è stata la reazione degli autori delle canzoni che avete rivisitato?

 

Petra: “Abbiamo provato a far avere il disco a Sting, perché è un artista che amiamo moltissimo. So che anche a Madonna è stato dato il disco, ma anche in questo caso non abbiamo avuto reazioni. Invece Donatella rettore è stata molto contenta del nostro “Splendido splendente” e anche la moglie di Ivan Graziani di “Modena Park”. Quanto a Monteverdi non ci ha detto nulla, e neanche John Lennon si è fatto sentire!”.

Se si clicca su “e-mule” la prima vostra canzone che esce è “I will survive”. Quale è il vostro cavallo di battaglia?

Petra: “Forse quella, anche perché è una canzone molto conosciuta e la nostra versione è molto spiazzante. Quella è sicuramente una canzone che ci può rappresentare bene, e un’altra penso che sia “Guarda che luna”

Ferruccio: “Anche se in realtà non abbiamo un “singolo”. Quando andiamo in radio e ci chiedono cosa trasmettere, noi rispondiamo: scegliete voi. Per noi sono tutti uguali perché partiamo dal presupposto che se li abbiamo inseriti nel disco è perché li amiamo alla follia, quei brani; il problema invece è che oggi si fanno tanti dischi – soprattutto nella musica leggera – dove uno o due pezzi sono belli e gli altri sono riempitivi”. Ci sono tante canzoni bellissime che si sentono nei concerti e poi non si trovano nei dischi.

Petra: “E’ vero anche che avendo la fortuna di andare a pescare nel patrimonio della musica mondiale ci andiamo a scegliere capolavori  o comunque canzoni che hanno tanto da dire. E’ normale che se fossero tutti pezzi nostri probabilmente ci sarebbero anche brani meno belli; l’idea nostra è anche di fare disco con una prevalenza di inediti ma non abbiamo la presunzione di fare tutto sa soli: magari ci faremo aiutare da colleghi, come è accaduto con “Musica nuda 2”.

Dopo tanti anni quale è la ricetta per non annoiarsi?

Ferruccio: “Andare a pescare nuove esperienze e nuovi stimoli, ma anche dei pezzi che ti emozionano. Io non riesco a suonare un pezzo che non mi piace”.

Petra: “Noi poi spesso variamo anche la scaletta serata per serata. Succede anche che siamo in macchina e sentiamo una canzone, ci piace, e la sera la suoniamo in concerto”.

Voi siete molto popolari in Francia, forse anche più che in Italia. Il pubblico francese è più colto?

Ferruccio: “Non è una questione di cultura, ma il fatto che in Francia ci sono radio nazionali che fanno un milione di ascolti e mandano in diretta un nostro concerto. Qui è semplicemente impensabile. E’ naturale poi che anche ai concerti ci sia più pubblico

Petra: “Poi in Francia ci sono aiuti dello Stato, dai comuni e della regioni che ci sogniamo. Un locale che fa jazz ha sovvenzioni, gli stessi musicisti godono di diritti fondamentali che qui non esistono, come il sussidio di disoccupazione e le ferie pagate”.

Ascolta "Adesso in onda" con Petra Magoni e Ferruccio Spinetti

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