FRANCESCO & FRANCESCO
di Arnaldo Casali
Hanno in comune il nome, l’umorismo, e una certa versatile curiosità nell’affrontare la vita. Ma certo nessuno si sarebbe mai immaginato di vedere un giorno Francesco Salvi interpretare Francesco d’Assisi. E invece è proprio il comico di C’è da spostare una macchina a dare il volto al Giullare di Dio che converte alla causa della pace e del dialogo con l’islam l’imperatore Federico II, nel film Il giorno. La notte. Poi l’alba di Paolo Bianchini, presentato in anteprima al festival “Cielo e Terra” venerdì 9 novembre.
Un progetto francescanamente nato nel segno della povertà (autoprodotto a basso budget), l’amicizia (tutti hanno lavorato gratis) e della solidarietà (è patrocinato dall’Unicef). Incentrato sull’incontro tra il santo di Assisi di ritorno dalla Terrasanta e l’imperatore, il film è interpretato anche da Giulio Brunetti, Enrico Lo Verso e Giorgio Cantarini, l’ex bambino prodigio di La vita è bella.
“Il progetto nasce dalla grande amicizia che mi lega a Paolo Bianchini ma anche dalla volontà di non aspettare i tempi biblici della Rai. Perché in realtà l’idea tutto nasce da un altro progetto che la Rai sta rimandando da anni: un film dedicato al Natale di Greccio. La sceneggiatura è pronta da anni e Paolo mi aveva chiamato per interpretarlo, ma la Rai non si decide a metterlo in cantiere. Così un giorno Paolo mi ha detto di avere anche un altro progetto, sempre dedicato a san Francesco, ma di volerlo produrre da solo, a costi bassissimi. E’ riuscito a trovato un finanziamento e noi abbiamo lavorato tutti gratis. Il problema è che non siamo ancora riusciti a venderlo, e di conseguenza, a farlo vedere”.
Il progetto sul Natale di Greccio è ancora in piedi?
“Sì, con un altro produttore e che dovrebbe realizzare la Rai. Se si farà credo che tornerò a vestire i panni di san Francesco, anche perché l’amicizia con Paolo è tale che quando uno fa una cosa chiama sempre anche l’altro. Ad ogni modo so che i tempi qui sono lunghissimi e non si sa nemmeno a chi appartiene il film e a che punto è il progetto. La verità è che al di là delle belle parole le produzioni cinematografiche in Italia non esistono: si fanno pochi film solo di pochi autori che vanno a Venezia, finanziati da entità astratte”.
Quale è il tuo rapporto con Francesco d’Assisi?
“Prima di tutto mi chiamo Francesco. Quindi quando era il suo onomastico era sempre anche il mio, e allora lo sentivo un po’ come un amico intimo. E poi lo ammiro molto come santo, come secondo Gesù Cristo, perché sicuramente è stato il santo che più si è avvicinato a Gesù negli insegnamenti e nella povertà. E poi come uomo: ha fatto delle cose veramente incredibili: ha mollato la famiglia, i soldi, la ricchezza per andare veramente in mezzo ai poveri. Ancora oggi uno dei pochi ordini che prende sul serio la povertà è quello francescano, che peraltro conosco molto bene, perché ho fatto partecipato molte volte allo “Zecchino d’Oro” e ho anche amici di famiglia francescani”.
Cosa ti piace dei francescani?
“Mi piacciono perché fanno poche chiacchiere ma molti fatti. All’Antoniano di Bologna a mezzogiorno vedi i poveri della città che vanno a pranzo da loro. Quando c’è lo Zecchino d’oro ci sono tanti personaggi della televisione che soggiornano in convento. Ebbene, il pranzo è rigorosamente a mezzogiorno perché alle una c’è la messa dedicata a queste persone che vengono a mangiare; può esserci a pranzo il personaggio più celebre d’Italia ma i poveri di Bologna sono più importanti. Questa è una cosa bellissima e affascinante”.
Come te Francesco era un attore e un umorista.
“Non è certo un caso se si chiamava “Giullare di Dio”: lo era davvero: tu immagina in pieno medioevo questo frate che arriva in un paese in cui si parla una lingua diversa dalla sua: doveva trovare il modo di incuriosire la gente e attrarre l’attenzione e la cosa migliore era arrivare con le canzoni e le poesie: fare insomma un po’ di spettacolo. Da questo punto di vista, sì, era un vero attore”.
Poeta, giullare, mistico, missionario. Francesco era un un uomo versatile ed eclettico. Un po’ come te che fai il comico, l’attore, il traduttore di libri…
“Sì, ma il paragone non mi pare appropriato. Il livello è decisamente diverso!”.
Ma forse c’è una curiosità nei confronti della vita che porta a fare tante cose.
“Sì, a me piace questa cosa e mi piace trovarla nelle altre persone, anche se poi sono molto affascinato dai grandi geni che fanno una cosa sola ma la fanno benissimo; queste persone che fanno ossessivamente una sola cosa tutta la vita”.
Ma tu che cos’è che volevi fare nella vita?
“Ci sono tanti argomenti che mi interessano: la storia, la filosofia, l’architettura, l’arte. Io sono architetto, ma studiando mi sono accorto che avrei passato la vita a fare il lecchino dei partiti nelle amministrazioni comunali o a fare fotocopie negli uffici del catasto, e allora ho preferito recitare”.
Non è la prima volta che fai il francescano. Nel Megasalvishow c’era l’interprete zoologico ispirato proprio a Francesco d’Assisi.
“San Francesco parlava con gli animali e questa cosa mi ha affascinato sin da piccolo. L’idea che per lui l’animale era come una persona è una cosa che mi seduce fin dalla tenera età. Così ho inventato questo frate che fa da interprete con gli animali, però per una questione di rispetto io dicevo che non era un vero frate ma un imbroglione travestito”.
Che voleva a tutti i costi vendere un lupo.
“Si accoglieva i suoi ‘clienti’ allo zoo ripetendo “Prenda un lupo!” ma nessuno lo voleva mai… in realtà poi il suo scopo era sempre farsi dare dei soldi per parlare con gli animali, o – quando arrivava una coppia - rubare la fidanzata!”.
C’erano battute leggendarie, come “Padre”, “Mi chiami pure papà”.
“Era divertente. A volte le rivedo perché Italia 1 dal 1998 manda in onda ininterrottamente le repliche del Megasalvishow e lo fa, peraltro, senza pagare alcun diritto d’autore. A differenza di quanto si crede, infatti, le tv private non pagano una lira di diritti, mentre la Rai è obbligata a farlo. Però sono contento lo stesso perché tanta gente che oggi ha quindici anni ha modo di vedere quel programma, che risale al 1989”.
Dicevi che in Italia è molto difficile fare film.
“Oggi il cinema italiano non esiste: lavorano in pochi e sono sempre gli stessi: Piccioni, Crialese, Placido, Amelio, Martone. Pochi hanno veramente qualcosa da dire: fanno film intellettuali che escono solo a Venezia e spesso non li vede nessuno. Alla fine lavora solo la televisione. In dieci anni saranno usciti 4 film che hanno rifatti i soldi spesi e i produttori non vogliono rischiare, così cercano di rifare sempre le stesse cose: hanno fatto “Notte prima degli esami”, adesso faranno “Notte prima degli esami nel futuro”, poi “Notte prima degli esami nella preistoria” e “Maciste e la notte prima degli esami”. Che poi non è neanche vero che hanno incassato così tanto. Ma l’importante oggi è non perderci, perché poi si guadagna vendendo il film in televisione, quindi la tv resta la grande mamma. Ed è bello, perché entra nelle case della gente, ma sarebbe bello anche che la gente andasse al cinema. Il problema è alla base. Se lo moltiplicassimo per l’altezza ne potremmo trovare l’area, e risolverlo”.
Intanto tu hai lavorato molto all’estero.
“Ho interpretato un mafioso in film americano con Val Kilmer, Giovanni Ribisi e Dennis Hopper. Ma non è mai uscito in Italia”.
Hai fatto anche un film in Germania.
“Sì, e ho recitato in tedesco senza parlare una parola di tedesco. Ma non è poi così difficile: basta sapere il senso di quello che dici e impararti bene le battute. Io parlo diverse lingue, ma il tedesco non mi piace e non lo voglio imparare. Mi sto impegnando molto per non impararlo, e devo dire che ci sto riuscendo bene”.
Ci sono poi due grandi film che non hai fatto ma che dovevi fare: “La voce della luna” e “La passione di Cristo”.
“Fellini era una persona dolcissima: aveva pensato per me un personaggio che sta sul libro ma che poi dal film è stato eliminato per volontà dei produttori francesi. Per scusarsi mi mandò una lettera con dentro una rosa. Fu molto dispiaciuto anche perché il fatto di non potersi più imporre con i produttori lo vedeva come un segno che stava invecchiando”.
Con Mel Gibson, invece, come è andata?
“Mi ha scelto da una foto senza farmi nemmeno il provino. Abbiamo fatto anche delle riunioni di sceneggiatura e avevo fatto anche il corso di lingue, perché si recitava in latino e aramaico. Ma la cosa non è andata in porto perché la produzione ha avuto dei grossi ritardi e io ero impegnato sul set di “Un medico in famiglia”. Però Mel mi ha detto che il prossimo film che fa in Italia mi chiamerà. E da allora non ha più fatto film in Italia. Ma io sto sempre a Fiumicino ad aspettarlo”.
Che rapporto hai con la religione?
“Sono molto religioso. E’ una parte importante della mia vita. Come per tutti. Perché la religione determina il modo di vivere e quindi credo che la fede sia importante anche per chi non ce l’ha”.
C’è stato un momento in cui non eri semplicemente un comico di successo, ma il personaggio del momento. Quale è stata, in quel momento, la più grande tentazione per te?
“In quei momenti è importante avere vicino le persone giuste. Ti chiedono sempre di essere presente dappertutto perché vogliono sfruttare la tua presenza, l’ospite ovunque. E non sempre vale la pena di farlo. Ti arrivano tante proposte, ma ci vogliono manager che riescono a farti fare le cose giuste. Bisognerebbe riuscire a utilizzare questa popolarità per costruire qualcosa, ma non basta solo la volontà. Il mio film, per esempio, poteva venire molto carino ma c’era la fretta di finirlo, io forse ero anche immaturo, e alla fine è venuta fuori una cosa confusa, un’occasione buttata via. Insomma hai la possibilità di fare qualsiasi cosa, ma la cosa più difficile è fare quello che vuoi veramente, perché poi non ti propongono di fare le cose che vuoi fare tu, ti chiedono di fare le cose che vogliono loro. Anche se io ho cercato di fare cose che mi piacevano senza andare troppo dietro ai soldi. E’ difficile arrivare al successo, ma è ancora più difficile sfruttarlo bene”.
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