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"E dopo Gesù faccio Maometto"

Intervista a Claudio Malaponti, vincitore del festival "Cielo e Terra"

 
di Arnaldo Casali
 
E’ una storia insolita e originale, quella raccontata da “7km da Gerusalemme”, il film che ha vinto la terza edizione del filmfestival popoli e religioni “Cielo e Terra”; ma ancora più insolita è la storia stessa del film: tratto da un romanzo scritto da un critico cinematografico (Pino Farinotti), diretto da un regista (Claudio Malaponti) che arriva dalle scuderie di “Zelig”, prodotto da un ex dentista (Angelo Sconda) che ha deciso di appendere al chiodo trapani e pinze per dedicarsi anima e corpo alla settima arte, finito al centro di una contesa internazionale tra Israele e Siria (paesi in cui il film è stato in gran parte girato), finanziato e abbandonato dallo Stato, appoggiato e poi dimenticato dal Vaticano e vittima di un lungo boicottaggio iniziato con una causa intentata dalla Coca-Cola per una scena in cui Gesù – coprotagonista della pellicola – sorseggia una lattina della bibita più celebre del mondo.
“La Coca Cola prima ci ha denunciato ritenendosi danneggiata da quella scena” racconta Malaponti. “Poi ha ritirato la querela, quando ormai la distribuzione del film era stata irrimediabilmente danneggiata”.
Presentato trionfalmente al filmfestival popoli e religioni nella giornata di apertura della kermesse, “7km da Gerusalemme” (interpretato da un cast ricchissimo che comprende Luca Ward, Eleonora Brigliadori, Rosalinda Celentano, Alessandro  Haber, Paolo Limiti e Isa Barzizza) è stato replicato 4 volte a furor di popolo e si è aggiudicato il premio per il miglior film, ritirato dal regista insieme al produttore e ad Alessandro Etrusco, che nel film veste i panni di Gesù.
 
Come nasce l’idea di raccontare la storia di un pubblicitario che ai giorni nostri incontra, sulla strada di Emmaus, Gesù in persona?
 
“L’idea nasce dal romanzo di Pino Farinottti, ma la cosa sensazionale è la circostanza in cui mi sono trovato a leggere il libro: ne avevo sentito parlare ma non riuscivo a trovarlo da nessuna parte e un giorno, in libreria, è caduto letteralmente ai miei piedi. Da allora sono accadute talmente tante coincidenze che mi hanno fatto capire che era un percorso da seguire”.
 
Quale era stato, fino ad oggi, il suo rapporto con la figura di Cristo?
 
“E’ sempre stato un rapporto intimamente molto intenso, probabilmente anche per l’educazione che ho ricevuto dai miei genitori, siciliani e grandi frequentatori di chiesa. Io personalmente, invece, non lo sono mai stato, ma questo film mi ha dato la possibilità di andare alla ricerca della mia vera essenza e di capire cosa c’entravo, io, con questa storia. Ho capito che il mio percorso è quello di cercare di diventare un uomo libero, senza condizionamenti e sovrastrutture politiche o religiose. Ho capito che se riesci a liberarti di tutte le scorie che la vita ti fa accumulare puoi trovare una connessione diretta con il divino che è già dentro di te”.
 
Quale è stato il messaggio di Cristo che più di ogni altro ha cercato di trasmettere agli spettatori?
 
“Credo che il messaggio più originale di Gesù sia stato quello di farci capire che non siamo fatti solo di carne e ossa ma che c’è un mondo spirituale che ci appartiene e che troppo spesso dimentichiamo e che alla vera felicità  si può arrivare solo attraverso questa strada, perché i valori materiali ci danno una gioia che è solo momentanea lasciandoci, nella sostanza, vuoti”.
 
Quale è, tra le immagini cinematografiche di Gesù, quella che l’ha più influenzata?
 
“A livello iconografico sicuramente il Gesù di Zeffirelli. Un’icona importante, che mi ha segnato profondamente. L’altro film che sicuramente mi ha ispirato è  “Jesus Christ Supertasr”, che rappresenta la prima rivisitazione in chiave moderna  di questa figura. Raccontare Gesù che torna dopo 2000 anni e parla un linguaggio nuovo era la sfida più difficile”.
 
Nel suo curriculum c’è un film con il cast di “Zelig” , e persino un cortometraggio con il Gabibbo…
 
“La mia carriera è stata frutto di un caso; mi sono trovato in mezzo ad un gruppo – quello di “Zelig” - di amanti del cinema, e mi sono ritrovato a fare il regista del gruppo. Abbiamo realizzato più di 26 cortometraggi, distribuiti in tutto il mondo e che hanno vinto molti premi. Tanto che avevo fatto addirittura una scommessa con me stesso: quello di girare il mio primo film entro i trent’anni e così è stato, con “La grande prugna”. Dopo quell’esordio mi si prospettavano due strade: quella del cinema commerciale di genere, poco impegnato ma molto redditizio, e quella di rimettermi in gioco: “7km da Gerusalemme” è diventato il punto di approdo per un nuovo percorso artistico”
 
Come ha messo insieme il cast?
 
“Anche questo è stato molto curioso. Fino a 3 mesi prima dell’inizio delle riprese nessuno sapeva chi fossero gli interpreti, poi sono iniziate una serie di coincidenze: Luca Ward è un doppiatore, una delle voci più importanti d’Italia, e il film si appoggia tutto sulle sue spalle. Quando lo convocai a Milano mi disse che alloggiava in via Gesù n.7, e capii subito che era il personaggio giusto. Rosalinda Celentano l’avevo conosciuta ad una festa a Milano ed ero rimasto molto colpito dalla sua dolcezza, perché nessuno l’aveva utilizzata su questo versante; tutti hanno sempre puntato sul suo lato più trasgressivo e Mel Gibson le ha fatto fare addirittura il diavolo. Poi nel film ci sono molti amici, come Alessandro Haber – di cui ho prodotto il film di esordio come regista – e Paolo Limiti. Ma la scelta determinante è stata quella di attingere al mondo del doppiaggio. Ci sono molte voci famose: Emanuela Rossi è quella di Emma Thompson e Michelle Pfiffer, Monica Ward, oltre ad essere Lisa Simpson doppia Gwinteh Paltrow; avere voci così importanti ha dato un tono internazionale al film, evitando le solite sporcatore dialettali a cui ci ha abituato il cinema italiano degli ultimi anni”.
 
Che progetti ha per il futuro?
 
“Ne ho quattro in partenza e provengono quasi tutti dall’estero. D’altra parte “7km” è stato molto più apprezzato all’estero che in Italia. Le proposte che mi sono arrivate sono una per una produzione inglese-egiziana, un’altra italo-francese e un’altra ancora canadese. Ora sto valutando quale sia meglio far partire prima”.
 
Che tipo di storie saranno?
 
“Seguono tutte questo bisogno di far vibrare nella società nuove frequenze, con un discorso un po’ esoterico che in questo momento mi interessa molto”.
 
Dopo aver affrontato il personaggio più importante della Storia c’è un’altra figura che le piacerebbe raccontare?
 
“In Siria mi è stato proposto un film su Maometto, che è la sfida più grande perché Maometto non si può rappresentare. Ci sto lavorando anche con il Gran Muftì di Siria, la massima autorità religiosa, che ha appoggiato molto il mio film sostenendo che Gesù è una figura in grado di unire i popoli.  Ad ogni modo, più che la notorietà del personaggio che affronto mi interessa il messaggio che può arrivare agli spettatori”.
 
(da Il Giornale dell'Umbria del 6 dicembre 2007)
 

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